Gokyo Ri

Gokyo Ri, Il rumore del silenzio

Avevo cercato di capire che cosa fosse Gokyo mentre sorseggiavo svogliatamente un caffè amaro davanti al PC del mio ufficio. Era una delle varianti al classico trekking fino al Campo Base, ma non sapevo altro. Facendo spallucce, avevo deciso che avrei proseguito il tragitto fin lì senza saperne di più. Ed è stata una delle decisioni migliori di tutto il mio pellegrinare.

Situato nel Parco Nazionale di Sagarmatha, Gokyo (4.750 m s.l.m.) è un piccolo villaggetto adagiato sulle rive di un azzurrissimo lago: il Lago Gokyo che, insieme ai bacini limitrofi, forma il più alto sistema lacustre d'acqua dolce del mondo.

Si raggiunge sia direttamente, sia arrivandoci dal famoso Campo Base come ho fatto io. Ma non siate impavidi, non commettete il mio stesso errore: quel lunedì sono partita molto prima dell’alba da Gorakshep (5.140 metri s.l.m) alla volta di Kala Patthar (5.600 metri s.l.m), sono scesa di nuovo al lodge, ho raggiunto il Campo Base (5.364 metri s.l.m) e solo dopo pranzo mi sono finalmente incamminata verso Dzongla (4.830 m), la prima tappa prevista per arrivare a Gokyo.

Sono stati 21 km con quasi 900 metri di dislivello estenuanti, una giornata decisamente impegnativa. Meglio spezzare il percorso e affrontare la strada per Dzongla di primo mattino, in forze e con il sole (da Gorakshep sono solo poco più che 10 chilometri).

Dopo aver pernottato a Dzongla sono ripartita – senza la mia guida portata via nella notte in elicottero – e ho raggiunto Gokyo valicando il Cho La Pass (5.420 m s.l.m.). Per arrivarci è necessario attraversare l’omonimo ghiacciaio, quindi prestate attenzione e noleggiate dei ramponi. Durante il briefing a Kathmandu la mia guida non mi aveva informata e ho dovuto attraversarlo senza, esperienza pericolosa e da NON imitare (il giorno precedente al mio passaggio una guida cinese era scivolata proprio lì e non aveva avuto scampo). Superato il passo si scende a valle, ma prima di raggiungere la meta è necessario attraversare il ghiacciaio Ngozumpa, la lingua di ghiaccio più lunga dell’Himalaya nepalese. Un’esperienza impagabile fatta di sassi, neve, polvere e ghiaccio, camminando tra i suoi crateri più o meno profondi. Qualcosa di davvero sensazionale.

Superata questa ultima sfida ci si ritrova davanti al piccolo villaggio di Gokyo, un insieme di lodge che sembra uscito da un libro fantasy. Il pernottamento costa indicativamente dalle 500 rupie in su a persona (a fine novembre) e non è necessario prenotare, ma ricordate che chi prima arriva prende i posti migliori. Il freddo è intenso e penetrante, non sottovalutatelo. Valgono le solite regole: niente riscaldamento, evitate la carne e copritevi bene.

Da Gokyo, il giorno dopo, sono salita sul monte Gokyo Ri (5.357 m s.l.m.): un’esaltante camminata tra gli yak di poco più di 2 km di salita, ma con ben 600 metri di dislivello. Una sfacchinata non banale vista la carenza di ossigeno a quelle altitudini, ma una volta in cima si gode di una vista davvero spettacolare. L'Everest, il Lhotse, il Makalu, il Cho Oyu e l'immenso ghiacciaio ai loro piedi creano una cartolina indimenticabile. Mi emoziono ancora a pensarci. Le bandiere di preghiera tibetane incorniciano quel quadro pazzesco e, se avete la fortuna di godere di una giornata di sole come è capitato a me, il luccichio del lago sotto di voi renderà la visione ancora più magica.

Avete mai sentito il rumore del silenzio? Io sì, e l’ho ascoltato proprio su quella strepitosa cima.

Fotografie originali di The Blueyes Backpacker

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