Cos’è un ashram?

Cos’è un ashram?

Non è stato facile dare una definizione a questa domanda. Un ashram è tante cose e forse è più semplice partire da cosa non è.

Non è allora un monastero.

Non è un luogo esclusivamente di preghiera.

Non è di certo una pensione.

Ho avuto occasione di soggiornare in due famosi ashram indiani e l'ho fatto senza una particolare motivazione spirituale. Al tempo, infatti, non solo non sapevo cosa fosse un ashram, ma alla sola parola «guru» arricciavo vistosamente le labbra e facevo un passo indietro.

Tante cose sono cambiate da allora, tra le quali la mia apertura mentale.

Ho soggiornato due volte al Parmarth Niketan di Rishikesh (leggi la storia “Per tre volte”, l’incontro con Uma avverrà proprio lì) e una volta allo Sri Ramanasramam di Tiruvannamalai. Ho attivamente frequentato quest’ultimo per oltre due mesi pernottando in altre strutture – Tiruvannamalai e Sri Ramanasramam avranno parecchio risalto in 19 e 09 - Il diritto di cambiare.

In generale, posso dire che sono state due esperienze molto diverse tra loro per diverse ragioni.

Facciamo un po’ di chiarezza.

Un ashram è una comunità o un luogo dedicato alla ricerca spirituale e alla pratica interiore. Vi si può soggiornare, partecipare alle attività quotidiane, prestare volontariato, meditare, praticare yoga, pregare, studiare o semplicemente trascorrere del tempo in un ambiente orientato alla spiritualità. La vita al suo interno è spesso organizzata attorno a un maestro, a una tradizione o a un insegnamento, ma non esiste un modello unico.

Non tutti gli ashram sono induisti, non tutti prevedono un guru e non tutti offrono la possibilità di soggiornarvi.

Ti racconto la mia esperienza nei due ashram che ho frequentato più a lungo.

Parmarth Niketan. Rishikesh, Uttarakhand

Il maestro spirituale e guida di questo ashram è Pujya Swami Chidanand Saraswatiji, conosciuto anche come Swami Chidananda. Accanto a lui, Sadhvi Bhagawati Saraswati ricopre un ruolo di primo piano nella comunità e nelle attività internazionali dell'ashram. Lei in particolare aveva attirato la mia attenzione: una donna americana, laureata alla prestigiosa Stanford University, che aveva lasciato gli Stati Uniti e il suo allora fidanzato mentre stava completando un dottorato in psicologia per andare a Rishikesh. L’ho sentita raccontare personalmente la sua storia e mi aveva affascinato. Entrambi, li vedrete girare in ashram accompagnati dagli studenti della scuola vedica, giovanissimi ragazzi di diverse età che studiano e pregano lì dentro.

L’ashram è aperto tutto il giorno ed è possibile soggiornarci (meglio evitare il walk in e prenotare, anche se spesso non rispondono velocemente alle mail). La tariffa varia dal tipo di stanza: condivisa, singola, con o senza aria condizionata (da 500 rupie a 1000 Rupie al giorno, valori a dicembre 2024). L’ashram ha tutta una sezione leggermente distaccata dedicata alla scuola di yoga, un edificio enorme in cui hanno luogo corsi dedicati. All’interno dell’ashram ci sono diversi altari e aree di preghiera, ed è possibile meditare in diverse stanze.

Il programma dell’ashram è più o meno lo stesso tutto l’anno. A me piaceva partecipare alle preghiere e canti mattutini (5 del mattino), prima dello yoga e della cerimonia del fuoco e seguire la puja serale ai piedi del Gange. All’alba provavo molta tenerezza nell’osservare i piccoli provetti monaci che spesso si addormentavano seduti a terra, appoggiando la testa sulla schiena del compagno davanti, come piccoli suricati.

I pasti sono extra rispetto alla tariffa e sono serviti nella mensa a pagamento. Mi sono sempre trovata molto bene per l’ampiezza del menù e per la qualità delle pietanze.

C’è anche un piccolo centro ayurvedico che propone trattamenti e massaggi (ovviamente a pagamento).

Sulle rive del Gange, l'ashram gode di una posizione privilegiata, nella zona di Swarg Ashram, caratterizzata da numerosi percorsi pedonali.

È sicuramente un posto che consiglierei a chi non ha troppa esperienza con questo paese anche se, confrontato con altri ashram, è decisamente più “fighetto”.

È possibile anche solo soggiornarci senza partecipare alle attività, anche se credo venga meno il senso di stare lì.

È stato il mio primissimo assaggio di India, il luogo che ho frequentato da sola durante il mio primo viaggio in India di due settimane, nell’agosto 2024.

Quest’esperienza fu preziosa per capire se l’India faceva per me e se era un paese sicuro per una donna sola.

A te la risposta.

Sri Ramanasramam. Tiruvannamalai, Tamil Nadu

Questo è l’ashram che ho chiamato casa per più di due mesi.

Quello che ho scelto nel periodo più delicato della mia vita.

Il luogo a cui ripenso ogni giorno.

E ci sono capitata per caso, la prima volta nel marzo 2025.

È il luogo che ha letteralmente cambiato la mia storia.

L’Ashram è molto diverso dal precedente. Situato ai piedi della montagna sacra Arunachala, è dedicato a Sri Ramana (1879-1950), un uomo il cui corpo non è più sulla terra, ma la cui presenza - almeno per me - è ancora profondamente percepibile.

Con il suo insegnamento e soprattutto con il suo silenzio, Ramana ha segnato profondamente la storia spirituale di questo luogo e forse della meditazione.

L’ashram apre la mattina presto e anche in questo caso è possibile soggiornarci. Consiglio di prenotare molto in anticipo, anche se non è scontato trovare un posto. Una strada separa l’edificio con le camere dal cuore dell’ashram. Non sono a pagamento, ma accettano donazioni. Prenotando la camera (decisamente più bella e pulita rispetto a quelle che ho frequentato a Rishikesh e comunque una delle più degne di tutto il mio intero anno di viaggio), si ha diritto anche ai pasti principali. Questi vengono serviti ad orari precisi tre volte al giorno presso la mensa, una struttura in cui ci si siede per terra in silenzio e si mangia con le mani usando una foglia di banano come piatto.

Un’esperienza indimenticabile.

In ashram è richiesto il silenzio e non è possibile indossare le scarpe. All’interno c’è un tempio dedicato alle principali divinità induiste e sono presenti due grandi stanze per la meditazione, anche se le persone meditano letteralmente un po’ ovunque.

C’è un negozio di libri e una zona dedicata a discussioni filosofiche o spirituali in cui sono organizzati alcuni incontri nel tardo pomeriggio.

Come in molti luoghi di pellegrinaggio indiani, anche qui il servizio di distribuzione gratuita del cibo ha un ruolo importante. Ogni mattina - secondo il programma dell'ashram - viene svolta la Narayana Seva, durante la quale viene offerto cibo ai sadhu o ai pellegrini.

Tutto rigorosamente gratis.

La prima volta che ho pranzato così in un altro ashram con alcuni miei amici, mi sono sentita un po’ in colpa. E invece era perfettamente normale farlo. E ti dirò, si mangia anche molto bene!

Non è insolito trovare pavoni colorati che passeggiano sereni in ashram, come anche cani randagi. Gli animali, infatti, sono sempre stati i benvenuti da Ramana. Celebre è la storia della mucca Lakshmi, alla quale Ramana riconobbe il raggiungimento della liberazione spirituale. Alla sua morte, nel 1948, fu sepolta all'interno dell'ashram. Ancora oggi è possibile visitare il suo samadhi, un piccolo santuario che ne custodisce la memoria.

Dall’ashram si accede al sentiero sulla montagna sacra, per raggiungere due straordinarie grotte: Virupaksha Cave, dove Ramana dal 1899 ci visse per circa diciassette anni, e Skandashramam, dove si trasferì nel 1916 e visse per altri sei anni insieme alla madre.

Da Ramansramam non si pratica yoga nel senso in cui lo si intende comunemente. La vita dell'ashram è piuttosto orientata alla meditazione e all'auto indagine, ricercando la risposta che riassume tutto l'insegnamento di Ramana: «Chi sono io?»

È un posto straordinario, di una pace e di un'intensità difficili da spiegare a parole.

 

Forse, alla fine, un ashram è proprio questo: un luogo in cui puoi arrivare senza sapere bene cosa cercare e ripartire portando con te qualcosa che non sapevi nemmeno di desiderare.

Non tutti gli ashram sono uguali, non tutte le esperienze sono le stesse. E non è detto che quello che cerchi lo troverai lì.

Ma vale la pena provarci senza pregiudizi.

Anche solo per scoprire cosa succede.

 

 

 

Fotografie originali di The Blueyes Backpacker

Avanti
Avanti

Volontariato per Dummies