Vuoto a rendere

MYKONOS, GRECIA. 3 mesi e mezzo prima

La sabbia era bollente, ma non mi spiaceva che mi scottasse leggermente i piedi. Sdraiata sul morbido lettino di stoffa antracite, osservai in silenzio il mare trasparente e luccicante splendere davanti a me.

Era mattina presto, e Mykonos sembrava fosse ancora assopita.

Ibiza. Dubai. Mykonos. Locali alla moda, champagne, musica alta avrebbero dovuto riempire il vuoto che provavo. Era la mia prima estate da single, d’altronde. Ma ad ogni calice alzato, io affogavo.

Elsa era elegante e bellissima come al solito. Si spalmò con cura la crema solare su tutto il corpo, facendo attenzione che nessuna parte venisse dimenticata. Appoggiando il tubetto, mi guardò.

“A cosa pensi? Sei così assorta. Sei ancora in hangover da ieri sera?”

Mi chiese sorridendo maliziosa.

Era astemia, io spesso bevevo anche per lei. Tanto, troppo. Ma da quando ero atterrata sull’isola qualcosa era cambiato.

Non mi andava più.

“No. Pensavo.”

Dissi sistemando la mutandina rosa dell’unico pezzo di costume che indossavo.

Mi girai su un fianco per osservarla, volevo vederla dritta in faccia.

La fissai qualche secondo negli occhi scuri prima di parlare.

Lei notò la mia titubanza e si mise dritta, quasi in allerta.

“Sono separata, a breve divorziata… e non ho figli.”

Rimasi in silenzio, cercando le parole più adatte per proseguire. Ma c’era una formula perfetta per esprimere ciò che provavo?

“Direi che era quello che volevamo, no?”

Quel plurale mi faceva stare bene.

“E non ho più una casa.”

Proseguii seria. Sentii lo stomaco contorcersi, ma decisi di ignorarlo.

“Lombrico…”

La sentii sussurrare. Non aveva una gran stima per il mio ex marito. Il suo non agire, il lasciarmi andare via senza muovere un dito, il suo ignorarmi mi aveva distrutto. Io glielo avevo permesso.

Non lo avevo davvero lasciato: si era fatto lasciare.

Presi coraggio.

“Voglio andare via.”

Dissi muovendomi nervosamente sul lettino.

“Sono così stanca, cosi esausta. Voglio una pausa dalla mia vita.”

“India. Forse Nepal. Magari Vietnam. Bali. Oppure Bhutan, chi lo sa. Ovunque, purché l’eco dei miei fallimenti non mi insegua pure lì.”

Risi nervosamente senza distogliere lo sguardo dal suo volto. Odiavo farmi vedere fragile.

“Non sei seria.”

Tolse gli occhiali da sole per guardarmi meglio.

“Sento che devo andare via, velocemente. Mi vergogno, ma sento come una chiamata. Oppure, semplicemente, non tollero più la mia vita.”

Ripresi il mio discorso.

“Non puoi semplicemente comprarti una moto? Trovarti un altro uomo?”

Alzò un sopracciglio sorridendo.

“E le nostre serate? Le tue scarpe? Non ci credo lasci indietro Carlotta e Romeo.”

Rispose ridendo.

Cazzo, i miei cagnolini.

Mi alzai a sedere spostandomi verso il suo lato del lettino e tolsi gli occhiali da sole griffati per guardarla bene negli occhi. Forse così avrebbe visto il buio che mi stava divorando da dentro.

“Ho perso tutto. Tutto. Mi sento così vuota. Rotta, rotta dentro. Anche qui.”

Dissi indicando il bagno da 300 euro al giorno.

“Non sento nulla.”

Elsa si sedette meglio davanti a me. La questione era seria.

Si sistemò la coda altissima nel berretto coordinato che indossava. Stava scegliendo le parole, lo sapevo.

“Godiamoci questi giorni qui e, se davvero non riuscirai a rilassarti e vorrai ancora partire, ne riparleremo al rientro. Cosa ne pensi?”

Annuii rimettendomi gli occhiali da sole neri e sistemandomi comoda ad osservare il mare.

Era bellissimo, blu e infinito. Il cielo ci cadeva dentro e non c’era ancora la musica alta e la confusione che avremmo apprezzato nel pomeriggio.

C’eravamo solo io, la mia migliore amica, il mare, il sole e il cielo.

“Ricordati che qualsiasi cosa tu decida davvero di fare, io ti sarò vicina e ti supporterò. Sempre. Ti voglio bene, non dimenticarlo mai.”

Mi commossi.

Le sorrisi senza rispondere.

Poi presi una decisione. Scelsi un giorno e feci un breve calcolo.

D’istinto, di getto, come io sapevo vivere la vita.

Cento.

Cento giorni.

Il tempo prefissato per chiudere tutta la mia vita in anonimi scatoloni marroni e iniziare un nuovo capitolo.

Fotografie originali di The Blueyes Backpacker

Indietro
Indietro

La matematica delle piccole cose

Avanti
Avanti

Ottocento sospiri